Il vischio: significato, usi e costumi.

 

Oggi, con l’avvicinarsi del Natale parleremo del vischio.

Il vischio è legato a parecchie tradizioni e leggende legate alle regioni scandinave. In tempi remoti i druidi usavano il vischio per ottenere infusi e pozioni mediche, al fine di combattere malattie ed epidemie che colpivano decimando e flagellando le popolazioni del tempo; presso i druidi, il vischio era conosciuto come la pianta in grado di guarire da qualunque malattia. La mitologia norvegese associa invece il vischio alla figura del dio Balder, che morì dopo essere stato colpito da rami di vischio.

In memoria di questo dio, i norvegesi sono soliti bruciare rami di vischio in prossimità del solstizio d’estate, con lo scopo di allontanare la sventura e invocare la prosperità ed il benessere.

Probabilmente anche il significato oggi attribuito alla pianta deriva da queste antichissime credenze popolari; è nostra consuetudine infatti, donare o tenere in casa rami di vischio tra la fine del vecchio e l’inizio del nuovo anno nella speranza di proteggere in tal modo noi stessi, le persone a noi care e la nostra casa dai guai e dalle disgrazie. Il significato del vischio è dunque quella di essere un portafortuna.

Per quanto riguarda invece il bacio sotto il vischio a mezzanotte di Capodanno, bisogna risalire alla tradizione celtica. Questa è una pianta semi-parassita, cresce sui tronchi e si riteneva brillasse nel buio in prossimità di giacimenti d’oro. Sembra nascere dal cielo, le sue bacche si sviluppano in nove mesi e si raggruppano in numero di tre, numero sacro per tantissime culture. Il vischio è una pianta potente grazie ai suoi poteri medicamentosi, ma pure fatale in caso di uso scorretto, i Celti lo raccoglievano solo in caso di necessità con una piccola falce d’oro, usata da mani pure, a digiuno, vestiti di bianco e a piedi nudi, offrendo in cambio alla foresta un banchetto di pane e vino.  I Druidi ritenevano il vischio in grado di guarire ogni malattia e anch’essi si servivano di una falcetta d’oro poichè, essendo una pianta lunare, recidendola con un metallo legato alla divinità solare, si riunivano le opposte energie e quindi i due principi del cosmo, quello femminile e quello maschile.
Anche nella cultura romana troviamo tale credenza, testimoniata dalle’Eneide, quando Enea scende agli inferi con un ramo di vischio da donare a Proserpina.

Che il baciarsi sotto al vischio sia di buon auspicio deriva da antiche conoscenze druidiche che la vorrebbero una pianta apportatrice di fecondità, poichè le sue bacche schiacciate davano un liquido molto simile al “seme” maschile.

Anche la dea anglosassone dell’amore Freya possedeva questa pianta.

Il Cristianesimo è molto diffidente nei confronti del vischio, per il fatto che, ai tempi della crocifissione di Gesù, mentre le altre piante si rifiutarono di collaborare, esso offrì i suoi rami per costruire la croce. Così fu maledetto e li perse per sempre. Accanto a tale leggenda ne nasce un’altra secondo cui, proprio per la sua nascita misteriosa, è simbolo di Cristo.

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