La Befana, la vera storia

La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte…

Il 6 gennaio, data non solo buona per la lotteria Italia, si festeggia l’Epifania del Signore, ovvero la visita dei Re Magi a Gesù Bambino.

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Secondo il racconto popolare, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la via giusta, chiesero informazioni ad una vecchia.
Nonostante le loro insistenze, affinchè li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, con il rimorso di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci.

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Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolci ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù.
Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.

La Befana, tuttavia è una tradizione tipica del nostro Paese, non ancora sostituita dalla figura “americanizzata” di Babbo Natale, rappresentava anche l’occasione per integrare il magro bilancio familiare di molti che, indossati i panni della Vecchia, quella notte tra il 5 il 6 gennaio, passavano di casa in casa ricevendo doni, perlopiù in alimenti, in cambio di un augurio e di un sorriso.

mercatino di Natale sotto il Palazzo Della Ragione a Padova
mercatino di Natale sotto il Palazzo Della Ragione a Padova

Oggi, se si indossano gli abiti della Befana, lo si fa per rimpossessarsi del suo ruolo; dispensatrice di regali e di piccole ramanzine per gli inevitabili capricci di tutti. Dopo un periodo in cui era stata relegata nel dimenticatoio, ora la Befana sta vivendo una seconda giovinezza, legata alla riscoperta e alla valorizzazione delle antiche radici, tradizioni e dell’autentica identità culturale.

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La rappresentazione visiva della Befana è sempre la stessa: un gonnellone scuro ed ampio, un grembiule con le tasche, uno scialle, un fazzoletto o un cappellaccio in testa, un paio di ciabatte consumate il tutto vivacizzato da numerose toppe colorate. Vola sui tetti a cavallo di una scopa e compie innumerevoli magie. A volte, lascia un po’ di carbone (forse perché è nero come l’inferno o forse perché è simbolo dell’energia della terra), ma in fondo non è cattiva.

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La Befana, la vera storia

Le origini della Befana

Curioso personaggio, saldamente radicato nell’immaginario popolare e – seppure con una certa diffidenza – molto amato. Fata, maga, generosa e severa… ma che origini ha? Bisogna tornare al tempo in cui si credeva che nelle dodici notti fantastiche figure femminili volassero sui campi appena seminati per propiziare i raccolti futuri. Gli antichi Romani pensavano che a guidarle fosse Diana, dea lunare legata alla vegetazione, altri invece una divinità misteriosa chiamata Satia (dal latino satiaetas, sazietà) o Abundia (da abundantia).
La Chiesa condannò con fermezza tali credenze, definendole frutto di influenze sataniche, ma il popolo non smise di essere convinto che tali vagabondaggi notturni avvenissero, solo li ritenne non più benefici, ma infernali. Tali sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni diverse che sfociarono, nel Medioevo, nella nostra Befana. C’è chi sostiene che è vecchia e brutta perché rappresenta la natura ormai spoglia che poi rinascerà e chi ne fa l’immagine dell’anno ormai terminato che porta il nuovo e poi svanisce. Il suo aspetto invecchiato, rappresentazione di tutte le passate pene, assume cosi una funzione di figura sacrificale. E a questo può ricollegarsi l’usanza di bruciarla. I contadini poi in base alla direzione del fumo prevedevano come sarebbe andato il raccolto.

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