Antica Fiera del Soco

Antica Fiera del Soco dall’ 8 al 14 Settembre 2017 una tradizione che si rinnova ogni anni, al confine tra Padova e Vicenza.

C’era una volta la Fiera del Soco, non che la Fiera sia scomparsa, anzi: oggi più che mai è attiva, vitale e al passo con i tempi, tanto che ogni anno attira a Grisignano durante la settimana di eventi quasi un milione di persone ed è una tradizione alla quale non posso mancare da quando ero bambino e che ora tramando ai miei figli.

Antica Fiera del Soco
Antica Fiera del Soco

La Fiera nel corso degli anni si è evoluta e ha cambiato pelle, rappresentando lo specchio fedele dei profondi mutamenti sociali ed economici conosciuti dal territorio veneto.
Per magia proviamo a tornare indietro nel tempo, a rivivere la Fiera tra gli anni Quaranta e Sessanta del Novecento, che cosa ci troveremmo davanti agli occhi?

Oggi come allora, la Fiera era un appuntamento imperdibile soprattutto per i bambini.  In quei tempi era  uno stimolo speciale: se fai il bravo e mi aiuti, dopo andiamo alla Fiera. Erano i giorni di tutto l’anno in cui oltre a Natale si rimaneva buoni. Le giostre c’erano anche allora, ma erano un po’ diverse: prima ancora della guerra, la prima giostra è stata quella delle catenelle. Il movimento rotatorio non era garantito dall’elettricità, bensì da un povero cavallo da tiro che faceva girare la giostra e tutti i bambini.

Oggi molti si ritrovano in Fiera per gustare le succulente grigliate proposte dai vari stand. “Le salsicce adesso vanno per la maggiore, ma non è sempre stato così. Le baracche in genere proponevano soprattutto trippe e folpetti, mentre i bambini non vedevano l’ora di passare dai banchi dei dolciumi per prendere le patate americane e il cartoccio delle spumigliette e dei croccantini dolci che chiamavano sagra.

Un’altra cosa che non mancava mai era il latte. Per fare bella figura, molti mercanti di bestiame evitavano di mungere le vacche nel giorno precedente la vendita, così una volta perfezionato l’acquisto diventava urgente mungerle subito. E allora, per tutti, c’erano dei gran piatti di riso e latte.

Gli animali erano la vera attrazione del Soco. Nei giorni della Fiera, venivano scambiati migliaia di capi; Grisignano era un centro importantissimo soprattutto per quanto riguarda il mercato dei cavalli: il prezzo stabilito alla Fiera valeva per sei mesi in tutto il Veneto.

Il Soco rappresentava un appuntamento centrale per la società contadina della pianura veneta, e per questo arrivavano qui persone che percorrevano decine di chilometri a piedi o in bicicletta, e fin dal primo mattino si dedicavano alle trattative condotte dai mediatori.

Ed erano animali anche i premi delle prime lotterie, si poteva vincere un’oca, una gallina, un vitello, un salame, un cesto di uova, dei pulcini… possono sembrare premi poco attraenti, ma all’epoca erano senz’altro graditi.

Un’altra figura tipica della Fiera di una volta, il cantastorie: oggi li definiremmo artisti di strada. Si accompagnavano ad uno strumento, ad esempio una fisarmonica, e iniziavano a raccontare storie che spacciavano per vere, ma di certo in realtà erano molto romanzate.

C’è un luogo a Grisignano che più di ogni altro è emblematico nella storia della Fiera del Soco: è l’attuale Ristorante al Zocco. La Fiera, infatti, nacque e si sviluppò nel Medioevo proprio nell’area compresa tra questa antica locanda e la chiesetta di Santa Maria del Zocco, situata nell’attuale comune di Arlesega.

La prima data emersa dalle vecchie mura dell’edificio divenuto oggi il Ristorante al Zocco segna l’anno 1033, e compare nelle antiche carte topografiche custodite nell’archivio della biblioteca Bertoliana di Vicenza come Antica Locanda con data 1252. Dopo l’apparizione della Madonna sopra un “zocco de legno”, nel 1267 iniziò l’annuale ricordo di fede che dà inizio all’Antica Fiera “del zocco”.

Le prime bancarelle con varia mercanzia allora si disponevano proprio nel piazzale del ristorante e il gastaldo, ovvero il gestore del locale, era il beneficiario delle tasse di questi commercianti ambulanti che raggiungevano Grisignano in occasione della ricorrenza “del primo luni dopo l’oto settembre”.

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